Non esistono “esoterismi” al plurale; l’esoterismo autentico è unico. Ciò che nelle
varie tradizioni si presenta come differenza, peraltro sempre apparente, di formule, simboli ed espressioni, appartiene all’ambito dell’exoterismo, non all’esoterismo. L’insegnamento esoterico è sempre identico in ogni epoca e tradizione, per cui non ha veramente senso fare del termine “esoterico” qualcosa di misterioso o trattarne come se ci fossero più esoterismi. Sono le “forme” a essere “rivestite” di veli, non l’esoterismo.
L‘esoterismo “svela”, chiarifica, dà significato a quello che è semmai nella forma che appare come qualcosa di non perfettamente riconoscibile e comprensibile proprio per il suo necessario letteralismo dogmatico di cui la forma è necessariamente rivestita. Se c’è qualcosa che merita l’accusa di “occultismo” dovrebbe dunque paradossalmente essere proprio l’exoterismo più estremista, in ragione del fatto che è proprio il letteralismo estremo a ingenerare, non di rado e proprio per sua natura, le contraddizioni
logiche più assurde in campo dottrinale, ed è del resto proprio su queste debolezze logiche che hanno buon gioco gli pseudofilosofi del materialismo scientifico e della critica dogmatico-religiosa. Ovviamente se l’insegnamento celato dietro le forme espressive, le immagini e i simboli è uno e identico ovunque, la modalità di trasmissione di questo insegnamento può a volte doversi rivestire delle immagini stesse di cui è rivestita la forma tradizionale nella quale l’attività iniziatica ed esoterica si svolge, proprio per non entrare in un conflitto, che sarebbe comunque sempre e soltanto apparente, con essa; e anche perché è dall’esteriore che si parte per penetrare all’interiore cui si può pervenire, e non viceversa. Infatti, quest’ultima ipotesi, che sarebbe allora un procedimento “discendente”, equivarrebbe solo a una funzione, e pertanto non riguarda più personalmente chi la svolge, essendo presupposto logico che egli già possieda la Conoscenza, ma riguarda invece coloro verso i quali l’Opera è compiuta.
Solo questo può suscitare problemi di linguaggio e la necessità di un adattamento tale che trasferisca, lentamente, chi vuole essere guidato, dall’esteriore all’interiore, dalla lettera allo Spirito, dall’immagine alla dottrina, dalla forma espressiva all’insegnamento unico e universale. È esattamente questo il problema e la funzione degli autentici Maestri spirituali che svolgono questa funzione all’interno della loro rispettiva forma tradizionale nella quale si trovano a operare. Solo chi non è strettamente obbligato per un vincolo sociale che può comportare l’accusa di “eresia” o il pericolo della stessa vita (come pur fu il caso di molti Maestri della Tradizione: da Socrate nel mondo greco a Gesù nell’ambito ebraico; da Al-Hallaj nell’Islam a Giordano Bruno e ai Templari nel Cristianesimo ecc.) può permettersi di esprimere la pura dottrina completamente libera da ogni rivestimento e collegamento con la forma tradizionale dominante potendo, tuttavia, in ogni momento, dare prova ed evidenza che quella dottrina non è altro che lo “spirito” di ciò che la forma stessa riveste in immagini i cui significati sono infinitamente più profondi, coerenti ed elevati di quelli che, non già la forma in sé stessa, ma solo il limite di coloro ai quali generalmente essa si rivolge, impedisce loro di penetrare.
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