martedì 29 aprile 2014

La famiglia e il Profeta (di M. Shomali) articolo sul quotidiano "Il Foglio" (19 marzo 2014)

Secondo il Corano, Dio ha onorato gli esseri umani (17:70) e li ha creati con la potenzialità di agire come Suoi luogotenenti sulla terra (2:30; 38:26). Sia nella Sua creazione che nella Sua legislazione, Dio ha predisposto ogni cosa onde permettere agli esseri umani di prosperare e raggiungere questa posizione. Come altre forme di esseri viventi, gli esseri umani sono stati creati in coppia e non potrebbe essere completi altrimenti (36:36). Ciò è incomparabile con Dio, Colui che non necessita di un partner (72:3; 6:101). Dio dice nel Santo Corano:

“Fa parte dei Suoi segni l'aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.” (30:21)

“Dio vi ha dato spose della vostra specie, e da loro vi ha dato figli e nipoti e vi ha concesso le cose migliori. Crederanno al falso e disconosceranno la benevolenza di Dio?” (16:72)

Uno dei segni della saggia creazione di Dio è che Egli ha creato per noi spose da noi stessi. Per essere completo un uomo necessita di una donna e viceversa. Anche quando le genti si recano in Paradiso, esse necessitano di essere con le loro spose. Il Corano dice:

“E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: “Già ci era stato concesso!”. Ma è qualcosa di simile che verrà loro dato; avranno spose purissime e colà rimarranno in eterno.” (2:25; cfr. Anche 3:15; 4:57; 43:70)

Quando Dio disse ad Adamo di andare in Paradiso, Egli disse:

“…O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa…” (2:35)

E’ interessante che quando Dio avverte Adamo sull’inimicizia di Satana, Egli gli dice che Satana vuole ingannarli e trarli fuori dal Giardino:

“Dicemmo: “O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice.”(20:117)

Adamo e sua moglie fanno ingresso insieme in Paradiso e anche se dovessero uscirvi lo farebbero insieme. Il Corano dice:

“Poi Iblîs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: “Andatevene via, nemici gli uni degli altri [L'inimicizia di cui parla il versetto si riferisce a quella sempiterna tra gli uomini e i dèmoni e non già tra l'uomo e la donna come si potrebbe equivocare]. Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito”. Adamo ricevette parole dal suo Signore e Dio accolse il suo [pentimento]. In verità Egli è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. Dicemmo: “Andatevene via tutti [quanti]! Se mai vi giungerà una guida da parte Mia, coloro che la seguiranno non avranno nulla da temere e non saranno afflitti”.” (2:36-38)

E’ interessante che il Corano ci rende edotti che gli angeli che sostengono il Trono Divino e lo circondano, pregano per i credenti ed una delle cose che continuamente chiedono per loro a Dio è di lasciarli entrare in Paradiso insieme con le loro spose:

“Coloro che sostengono il Trono e coloro che lo circondano, glorificano e lodano il loro Signore, credono in Lui e invocano il perdono per i credenti: “Signore, la Tua misericordia e la Tua scienza, si estendono su tutte le cose: perdona a coloro che si pentono e seguono la Tua via, preservali dal castigo della Fornace. Signore! Falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e a quanti fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti saranno stati virtuosi. Sì, Tu sei l'Eccelso, il Saggio.” (40:7-8)

La formazione della famiglia, in principio formata da un uomo ed una donna, è uno degli elementi fondamentali del disegno di Dio per la vita umana. Egli ci ha benedetto ancor di più dandoci dei bambini. I bambini possono essere ben protetti e cresciuti soltanto nell’atmosfera della famiglia dove vi sia un padre e una madre che si amano reciprocamente e amino i loro bambini, vedendo nei loro figli un dono proveniente da Dio, avvicinandoli ulteriormente uno all’altro.



Il matrimonio: un patto sacro

Poiché la famiglia è un aspetto cruciale della creazione divina dell’umanità e un’istituzione sacra, il matrimonio è considerato come un patto sacro tra il marito e la moglie e Dio è il testimone tra loro. Mantenere solidi i legami matrimoniali e familiari è essenziale. In un ben noto detto (hadith), il Profeta Muhammad è riportato aver detto:

“Nell’Islam non è stata edificata nessuna costruzione più amata agli occhi di Dio del matrimonio.” (Bihar al-Anwar, vol. 100, pag. 222)

Pertanto ogni cosa deve essere orientata verso la protezione e promozione della vita familiare. Dall’altro lato, il divorzio è considerato come l’atto permissibile più riprovevole. Il Profeta Muhammad (S) ha detto:

“Non vi è nulla più detestato da Dio di una casa distrutta dalla separazione.” (Al-Kafi, vol. 5, p. 328)

Causare la separazione tra un marito ed una moglie è considerato un peccato maggiore e un tipo di miscredenza (kufr) (2:102).

Il matrimonio non è soltanto una sistemazione finanziaria o fisica per avere relazioni sessuali o vivere insieme. Non si tratta neanche di un mero contratto legale tra un uomo e una donna. Il matrimonio è un patto sacro tra i due e Dio ne è il testimone; un dono divino per gli esseri umani per completarsi reciprocamente e consolarsi gli uni con gli altri.

La violazione di questo sacro patto attraverso adulterio o relazioni omosessuali è proibita e unanimemente rifiutata da tutti i sapienti musulmani. Dato l’alto valore della vita umana, l’Islam vi ripone un’attenzione particolarmente speciale prima del suo inizio e che continua anche dopo la sua fine con la morte. L’unica via appropriata e legittima per avere figli è attraverso il matrimonio. In altre parole, un uomo e una donna possono avere un figlio soltanto quando essi apprezzano il valore della vita umana e si impegnano quindi ad assumersi pienamente la responsabilità di crescere un bambino nell’istituzione sacra della famiglia. Appare quindi immorale l’uso moderno della biotecnologia scavalcando il matrimonio e riproducendo esseri umani artificialmente e al di fuori del contesto della famiglia. Ovviamente una coppia sposata può utilizzare tecniche biomediche legittime per la genitorialità. Il Corano dice:

“Egli è Colui Che dall'acqua, ha creato una specie umana e la ha resa consanguinea ed affine. Il tuo Signore è potente.” (25:54)

Il matrimonio costituisce quindi un’unità sacra sulla quale dobbiamo costruire una società, e deve essere molto solida. Per stabilire e rafforzare questa unità, Dio ha osservato certi aspetti nella Sua creazione ed ha osservato altri aspetti nella Sua legislazione. Si tratta di due realtà in armonia reciproca, ma qui possiamo fare riferimento soltanto ad alcuni aspetti della Sua creazione.



Il matrimonio secondo la creazione divina

Nella Sua creazione, Dio ci ha reso desiderosi il sesso opposto, vale a dire che all’uomo ha infuso il desiderio di una donna e alla donna di un uomo, e così a vari livelli. Alcune persone possono forse sperimentarlo soltanto al livello più basso, quello sessuale. Ma il desiderio di un uomo per una donna o viceversa non deve essere animato soltanto dalla concupiscenza, perché questo essere sperimentato a livelli più profondi, prima psicologicamente e poi spiritualmente.

Coloro che andranno in Paradiso avranno ancora bisogno di avere un coniuge non perché vorranno avere mere relazioni sessuali ma perché troveranno completa tranquillità e conforto nel rapporto generale con lui. Troviamo che il nostro elemento mancante, l’unica cosa che può farci sentire completi, è una donna per un uomo e un uomo per una donna. Dio ci ha creati quindi in modo che possediamo questo desiderio profondo di un coniuge e la sua natura in alcuni aspetti simile e in altri differente rende perfetto l’incontro.

Questo desiderio porta un uomo ed una donna ad unirsi nonostante il fatto che la prima scelta potrebbe essere quella di rimanere liberi e non assumersi impegni e responsabilità. Dio ci ha reso però così bisognosi di questa unione al punto di darci la forza di sopportare ogni tipo di difficoltà e ad intraprendere molteplici responsabilità nel cercare e preservare il nostro coniuge. Ovviamente le persone più compassionevoli e spirituali non trovano particolarmente difficile “ospitare” un’altra persona nella loro sfera e invece di pensare soltanto al loro ego, fanno ogni cosa per il bene e il miglioramento dell’estensione de proprio sé, cioè la famiglia. Ma per coloro che sono individualisti ed egoisti, il matrimonio è una grande sfida. Essendo abituati a compiere ogni cosa come vogliono e volendo rimanere liberi da ogni impegno, è per essi difficile trovarsi in qualche modo limitati e con responsabilità. In ogni caso il desiderio sessuale, psicologico e spirituale conduce le persone di sesso opposto le une verso le altre.

Non solo gli esseri umani nutrono un desiderio verso la persona di sesso opposto, ma nella Sua Saggezza, Dio ha creato gli uomini e le donne con differenti personalità. Gli uomini e le donne condividono molte cose e quindi sono idonei l’uno con l’altro. Se un uomo non condivide nulla con una donna essi non potrebbero allora essere buoni coniugi l’uno per l’altro; ma allo stesso tempo la cosa bella è che vi sono alcune differenze tra loro, perché se una persona fosse esattamente come noi, perché ne avremmo bisogno e come potrebbe donarci conforto o completarci? Abbiamo bisogno di qualcuno simile a noi in alcuni aspetti ma tuttavia differente in altri.

Quindi il carattere di un uomo è differente da quello di una donna, ma non a tal punto da rendere impossibile una comprensione reciproca. E’ possibile comprendersi reciprocamente perché abbiamo molti aspetti in comune ma abbiamo bisogno anche di comprendere e apprezzare le differenze che abbiamo naturalmente. Se un uomo desidera che sua moglie pensi e si comporti esattamente come lui, o se una donna vuole che suo marito pensi e si comporti esattamente come lei, mostrano una mancanza di comprensione. Ciò che è importante e cruciale per un marito e una moglie è sforzarsi per comprendere e apprezzare queste differenze e operare congiuntamente per utilizzarle a vantaggio della loro famiglia e società.

Il Corano richiede ai membri della famiglia di avere amore e misericordia l’uno verso l’altro. Per esempio leggiamo:

“Comportatevi verso di loro convenientemente.”(4:19)

“Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l'ala della tenerezza; e di': “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo” (17:23-24)

“[e mi ha imposto]… la bontà verso colei che mi ha generato.” (19:31)

Il Profeta (S) ha detto:

“Guardare il proprio coniuge con affetto e gentilezza è un atto di adorazione.” (Ibid, Vol. 71, pp. 80-84)

“Dio è compiaciuto quando una persona compiace i suoi genitori, e Dio è adirato quando una persona causa la loro ira.” (Ibid, Vol. 74, p. 151)

“Il Paradiso risiede sotto i piedi delle madri.” (Nuri, Mustadrak Wasa’il al-Shi‘ah, Vol. 15. p. 180; Muttaqi Hindi, Kanz al-‘Ummal, Vol. 16, p. 461)




* Articolo apparso sul quotidiano "Il Foglio" con il titolo "La Famiglia e il Profeta" il 19 Marzo 2014.




Traduzione a cura di Islamshia.org © E' autorizzata la riproduzione citando la fonte

domenica 20 aprile 2014

Prefazione a: Allamah Rizvi, Il Profeta Muhammad (Irfan Edizioni)

Muhammad, sigillo dei Profeti, è considerato nell’Islam la più perfetta delle creature di Dio e il più nobile degli esseri umani. Egli fu conosciuto con molti nomi e ricevette diversi titoli, ognuno dei quali riflette un aspetto del suo essere. Egli infatti fu il Glorificato (Muhammad), il Lodato (Ahmad), il Prescelto (Mustafa), il perfetto servo di Dio (Abdallah), il padre di Qasim (Abul-Qasim). Egli manifestò qualità eccezionali fin da bambino e nel corso della sua vita ebbe modo di confrontarsi con i differenti aspetti della natura umana, osservati in condizioni di guerra e di pace, in momenti di tranquillità così come di tensione e pericolo.
La prima esperienza della Rivelazione avvenne in una caverna, e le prime parole che Dio gli rivelò riguardarono la conoscenza, perché l’Islam è essenzialmente una religione basata sulla conoscenza di Dio, che è la Verità (al-Haqq), e sulla distinzione tra Verità e falsità ed errore. E sempre in una caverna il Profeta, insieme ad Abu Bakr, trovò rifugio fuggendo da Mecca inseguito dai suoi nemici. Il simbolo e la storia della caverna, come altri eventi nella sua vita, nascondono profondi significati che è difficile esplicare in poche righe. A ogni modo, possiamo dire che la caverna è un luogo nascosto agli sguardi esterni, come lo è il cuore degli esseri umani, e se uno è davvero un Intimo di Dio, deve penetrare nel cuore ove sarà protetto da tutti i pericoli esterni, sentendosi sempre al sicuro se liberato dalle influenze esterne del proprio ego.
Una delle esperienze più straordinarie vissute dal Profeta, e che ha ispirato numerosi capolavori della letteratura islamica e non solo (basta ricordare la Divina Commedia di Dante), fu certamente l’ascensione al Cielo (mi’raj). È difficile comprendere l’ascensione notturna del Profeta per chi ritiene che il mondo sia limitato alla sola dimensione fisica della realtà.
Il mi’raj fu una ascensione attraverso tutti i gradi di esistenza, passando dagli stati infernali ai vari stati paradisiaci fino alla più remota regione della manifestazione divina, e poi oltre fino alla immeditata Prossimità divina. Fu proprio durante il mi’raj che il Profeta ricevette le istruzioni sulla preghiera (per cui si dice che le preghiere quotidiane sono il mi’raj del credente). Un altro punto da sottolineare è che il mi’raj del Profeta non avvenne solo spiritualmente (ruhani) ma anche corporalmente (jismani). Il mi’raj fu un viaggio nei più alti stati dell’essere, per cui il fatto che avvenne anche fisicamente sta a significare che tutti gli elementi del suo essere furono integrati in quella esperienza finale che fu la piena realizza-zione dell’unità, e sta a evidenziare inoltre la piena dignità e nobiltà del corpo umano come creato da Dio.
È essenziale ricordare che il Profeta prima sperimentò il mi’raj e la Prossimità divina e dopo migrò a Medina, ove sarebbe divenuto la guida spirituale e temporale della comunità islamica. Egli fu inviato a guidare la comunità islamica, e in prospettiva il mondo intero, solo dopo essere stato scelto ed essersi perfezionato. Egli insomma poté guidare la collettività umana in base al Volere divino perché egli stesso visse interiormente ed esteriormente in base a quel Volere. Egli divenne governante, capo militare e giudice dopo aver asceso tutti i livelli di esistenza e sperimentato i frutti dell’unione spirituale, divenendo l’Uomo Perfetto (o Universale) (al-insan al-kamil). Il Profeta, che è la più alta manifestazione di Dio, ricevette lo svelamento dei misteri dell’Essere e raggiunse il culmine dell’umana perfezione, vedendo chiaramente la realtà senza la frapposizione di alcun velo. Egli fu presente in tutte le dimensioni dell’esistenza e in tutti gli stati dell’essere, e desiderò che tutti gli esseri umani conseguissero la perfezione.
Al fine di “conquistare” e perfezionare il mondo bisogna, dunque, prima “conquistare” e perfezionare se stessi. Oggi più che mai è importante ricordare questa verità, in una epoca in cui troppi uomini hanno cercato di riformare il mondo senza aver riformato se stessi. Il Profeta e la parabola della sua vita, insomma, hanno fornito una lezione universale ed eterna assolutamente essenziale: la perfezione e la conoscenza interiore precedono l’azione esteriore. Egli è l’essere umano perfetto perché non raggiunse la perfezione ritirandosi dal mondo, ma partecipando alle cose del mondo e trasformandolo, e come guida spirituale e temporale a dar vita a un popolo, a una comunità, che andasse oltre le differenze contingenti meramente umane (lingua, cultura, censo, colore della pelle ecc.) e in cui contassero solo la nobiltà dell’anima e il timor di Dio: la ummah.
Il Profeta conseguì la più alta stazione, che è al di là di qualsiasi immaginazione, e fu la manifestazione del più grande e onnicomprensivo Nome Divino, ricevendo l’incarico di Guida con il seguente ordine: «O avvolto nel mantello! Alzati e ammonisci (LXXIV, 1)».
Il Profeta Muhammad rappresenta quindi un modello perfetto, dotato di infallibilità (ismah), che mostra agli esseri umani la possibilità totale dell’esistenza, e li aiuta a realizzarsi e ad avvicinarsi a Dio. Egli ha sperimentato la pienezza di tutto ciò che è umano al fine di essere in grado di svolgere questa funzione di guida, allo stesso modo di come l’Islam penetra ogni aspetto della vita umana al fine di integrare tutti gli aspetti della vita stessa in Dio, “santificando” e donando quindi un significato a tutte le cose. Come si comprenderà leggendo questo libro, non c’è aspetto o esperienza della vita umana di cui il Profeta non abbia avuto esperienza diretta (gioie e dolori, vittorie e umiliazioni, solitudine contemplativa e vita familiare, fedeltà e tradimenti ecc.). Non è quindi azzardato dire che un musulmano nella propria vita puo’ vivere e affrontare davvero poche situazioni che non abbiano precedenti nella vita del Profeta, che può quindi servire da modello e fonte di ispirazione e comportamento.
Il Profeta fu sincero e fedele verso Dio e la Verità, fu generoso verso tutti gli esseri, abbracciò ed esaltò la povertà (nonostante fosse il più grande degli uomini, e certamente consapevole della propria natura) che non implica però opposizione alla ricchezza in sé o alle persone ricche, ma essenzialmente umiltà e consapevolezza della nostra nullità davanti a Dio, simbolizzata dalle prostrazioni durante la preghiera rituale, momento di massima umiltà che è però allo stesso tempo momento di vicinanza a Dio.
Concludendo, vorremmo ricordare che il Profeta emanava un senso di gentilezza, calma interiore, gioia e pazienza; egli sorrideva sempre e il suo volto emanava costantemente un senso di felicità e gioia. Ciò rappresenta quindi un invito per tutti noi a sorridere agli altri e alla vita, a essere fonte di serenità e felicità. Egli ci ha però anche insegnato a essere integerrimi e inflessibili nei confronti del male e della falsità, e a resistere sempre contro tutti coloro che odiano la Verità e le si oppongono, costituendo una minaccia costante per il perfezionamento dell’essere umano e la pace e la giustizia nel mondo.