sabato 20 luglio 2013

Chi e cosa sono io? Qual è la realtà di cui le cose che mi circondano sono apparenza?

Molti filosofi, intellettuali, scrittori, artisti hanno messo in evidenza, ognuno a suo modo, la crisi, la decadenza, il tramonto della civiltà moderna occidentale.
In questa civiltà sembra esserci un unico modello di vita possibile e auspicabile, quello basato sull’individualismo, sull’edonismo, sull’egoismo, sul successo, sulla vanità, un tipo di vita in cui i rapporti sociali e di lavoro sono basati meramente sull’utilitarismo e l’ambizione.
Ci troviamo a vivere in una forma a suo modo perversa di civiltà, che potrebbe essere colpita, in futuro, da gravi crisi sociali e culturali (forse anche economiche). La prosperità e il benessere, infatti, annoiano. Una noia contro la quale ci si ribella, ad un punto di rottura interiore, sempre più in maniera cieca, anarchica e sovente autodistruttiva. Il cosiddetto benessere provoca stress, nevrosi, depressione, angoscia, frustrazione e altri disturbi mentali che hanno ridotto l’uomo in una stato di infelicità, se non di disperazione latente. La civiltà moderna occidentale (oramai globale) sembra sfumare in un imbarbarimento generale, in una sorta di disgregazione e un prevalere degli aspetti più materiali, istintuali ed egoistici della personalità umana a un livello tale mai noto prima d’ora nella storia conosciuta dell’uomo.
Le cose materiali e le sensazioni di piacere fisico o psico-fisico in realtà non soddisfano mai, perché lo stimolo spirituale, per quanto l’uomo possa ignorarlo, è sempre presente e, frustato, corrode sordamente le fibre del suo cuore. E’ allo stesso tempo il suo inferno e la sua ultima speranza, perché egli può sempre svegliarsi e rendersi conto della vera causa della sua infelicità, e questo è il primo passo verso per chi è in cerca di Dio e di se stesso.
Lo stato di oblio porta sempre con sé un senso di privazione, di vuoto, che rode e che non sarà placato e colmato fino a quando il suo unico, vero oggetto del desiderio, invece di tanti illusori, non sarà riscoperto e ritrovato. Tutti i desideri che l’uomo prova, infatti, e tutti i suoi sforzi e tentativi di strappare soddisfazioni da cose che non possono, per loro natura, soddisfarlo, non sono che segni di una nostalgia profonda di Dio. Il Nome di Dio è scritto indelebilmente nel cuore dell’uomo e, per quanto possa essere velato a causa tutto della negligenza e dell’ignoranza, il suo ricordo non può esserne estinto. Il risveglio del ricordo di Dio in questo cuore che lo ha tenacemente e temerariamente respinto è il primo passo verso la guarigione, la salvezza, la liberazione.
Oggi le cose spirituali sembrano tanto lontani da qualsiasi possibilità di controllo, che perseguirle sembra una impresa troppo incerta perché possa meritare molta attenzione, per cui appare del tutto naturale volgere gli sforzi verso un benessere umano raggiungibile a livello del mondo materiale con l’esercizio della ragione umana.
Non dimentichiamo che sono le nostre idee, o la loro mancanza, la nostra conoscenza o la nostra ignoranza, ciò che siamo e ciò che non siamo, a condizionare i nostri atti, anche se questi a loro volta vengono a rafforzare l’una o l’altra tendenza, allargando alcuni solchi o colmandone altri, offrendo un sostegno più saldo alla conoscenza, o ponendo ulteriori ostacoli sul sentiero.
Non si tratta di negare la realtà del mondo che ci circonda, o delle nostre esperienze, ma dobbiamo considerare tale fenomeno una apparenza, ed una apparenza deve essere un’apparenza di qualcosa. Per cui la domanda che ci dobbiamo porre, in ogni istante della nostra vita, è: “Chi o che cosa sono io?”. E davanti agli oggetti ed ai fenomeni che costellano la nostra vita, bisogna chiedersi: “Qual è la realtà di cui queste cose sono apparenza?”. Nella risposta a queste semplici ma essenziali domande si trova la chiave della verità e della conoscenza.

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