Riguardo all’influenza islamica che si ritrova nell’istituzione della Cavalleria cristiana medievale, diciamo innanzitutto che istituzioni che si potrebbero definire cavalleresche esistevano già presso i musulmani d’Oriente e di Spagna molto prima dell’ apparizione della cavalleria nell’Europa cristiana.
In ambito cristiano tale istituzione si presenta come una comunità superterritoriale e supernazionale i cui membri erano consacrati al sacerdozio militare, e fedeli a valori quali l’onore, il coraggio e la lealtà. Alla Chiesa si doveva poi il principio per il quale la forza doveva essere messa al servizio della giustizia, dei deboli e della fede. Così i cavalieri dovevano sottostare a severe regole di condotta morale oltre che militare al fine di difendere gli umili contro gli orgogliosi e gli ingiusti.
Il cavaliere fa quasi tutt’uno con il proprio cavallo, espressione della forza assunta in funzione del principio guerriero. In certe figurazioni l’anima eroizzata, trasfigurata, è presentata come un cavaliere accompagnata da un cavallo. Anche questo lo si ritrova nell’ Islam, in particolare riguardo all’imam Hussein, l’eroe musulmano per eccellenza, e al suo cavallo bianco. Il simbolismo del cavallo lo si ritrova anche riguardo al Kalki-Avatara, termine derivato dalla tradizione indù con il quale si indica il Restauratore, ossia l’imam Mahdi.
Secondo questa tradizione indo-aria, proprio in un cavallo bianco si incarnerà la sua forza, con la quale distruggerà i malvagi e i guerrieri degradati e ribelli a Dio. In vari codici armi e oggetti del cavaliere erano rappresentati come simboli di qualità spirituali e virtù etiche, che dovevano ricordare che bisognava collegare ad ogni azione esteriore un’analoga azione interiore (anche qui una trasposizione del grande e piccola jihad dei musulmani).
Purtroppo gli stessi ordini cavallereschi divennero presto un’arma da scagliare contro i musulmani. L’idea e la pratica di lotta contro i musulmani finì infatti per intrecciarsi con il programma di egemonia mondana del papato sulle altre potenze cristiane. Le Crociate, sintomo di una grave crisi in seno alla cristianità, furono uno straordinario strumento di pressione giuridica e fiscale. La curia papale, sfuggendo al suo ruolo di autorità spirituale, voleva gestire e dirigere le forze militari e le ingenti somme che venivano raccolte a favore delle crociate, per "liberare" i Luoghi Santi, anche se in verità i musulmani avevano sempre permesso ai cristiani di recarvisi in pellegrinaggio. In realtà fu una guerra contro l’Islam, considerata la religione stessa dell’ Anticristo, e che era peraltro culturalmente, economicamente e militarmente più avanzato. La vita nei paesi islamici infatti era caratterizzata da una avanzata tecnologia, da cultura scientifica, letteraria e filosofica molto più variegata e ramificata di quella che era possibile trovare in Europa.
Quando nel 1095 il papa Urbano II diede inizio alla crociata, quest’ultima si risolse in una confluenza di due pratiche, quella appunto della guerra antimusulmana e della peregrinatio paenitentialis, la Crociata fu in sostanza un primo abbozzo di imperialismo occidentale, e come tale non fu esente da atrocità commesse non solo contro i musulmani, ama anche contro gli ebrei e gli stessi cristiani di rito orientale.
Gli invasori cristiani, infatti, furono i primi a ricorrere allo sterminio sistematico di nemici civili. Fu una applicazione dell’hèrem ebraico, per cui tutto il popolo nemico veniva offerto in olocausto alla divinità in cambio della vittoria. La crociata, pur muovendosi nel nome di Cristo, ignorava il Vangelo, divenendo in realtà un nuovo Esodo, la nuova marcia del Popolo Eletto verso la Terra Promessa. La religione venne strumentalizzate per fini del tutto materiali, e in conclusione possiamo dunque dire che le cause delle crociate furono essenzialmente occidentali, quali l’aumento demografico, ingiustizie sociali, conflitti politici, mentre la stessa autorità spirituale cominciava ad assaporare il piacere dei beni mondani.
Le Crociate, lungi dal portare unità e pace, accelerarono in entrambe le civiltà il processo di frammentazione, e rimangono una ‘macchia’ nella storia della Chiesa perché godettero sorprendentemente di un sincero e pieno appoggio da parte non solo di numerosi papi, ma addirittura di individui considerati santi, e di sapienti. Nel XI secolo si arrivò anche a teorizzare che l’uccisione di infedeli, ossia musulmani, fosse cosa giusta. La Chiesa cattolica fu la vera grande sconfitta delle Crociate, in quanto dopo di esse si assiste ad una lenta ma inesorabile erosione della sua autorità spirituale e del suo potere temporale nell’ambito della politica e della guerra. I popoli europei infatti fecero sempre meno ricorso al suo giudizio riguardo al trattamento e alla risoluzione delle controversie internazionali. Tale ruolo cominciò ad essere assolto dalle autorità secolari, via via sempre più determinate a rivendicare l’indipendenza del proprio potere politico e a respingere la necessità dell’avallo di Roma, una tendenza che si affermerà definitivamente con la Riforma, per trionfare infine con i sovrani assolutisti.
Bibliografia
F. CARDINI, Studi sulla storia e sull’idea di Crociata, Jouvence Roma 1993.
P. PONSOYE, L’Islam e il Graal, SE 1998.
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