Parallelamente all’emancipazione degli Stati nazionali avveniva l’emancipazione degli individui, che tendevano ad assumere un atteggiamento sempre più libero ed autonomo, in barba alle norme religiose che avevano plasmato e guidato verso l’aldilà le timorate genti del Medioevo. Bisogna sempre tener presente che ad ogni allontanamento dallo Spirito corrisponde un emergere, una liberazione delle forze più basse e oscure, e ciò vale sia a livello microcosmico che a livello macrocosmico. L’uomo occidentale tenderà sempre più all’autonomia e all’emancipazione dal vincolo religioso, laicizzandosi nel segno del naturalismo e del razionalismo, e considerando addirittura una conquista una visione del mondo ed una volontà che non riconoscano nulla oltre l’uomo e ciò che dall’uomo riceve ogni condizione.
Una delle prime risultanti della crisi della cristianità e della civiltà occidentale del Medioevo si ebbe a partire dalla fine del ‘300, quando in Italia scoppiò una delle più importanti e nefaste rivoluzioni culturali della storia: l’Umanesimo. Coma lascia intendere la parola stessa, si trattò di una volontà di ridurre tutto a proporzioni puramente umane, prescindendo da ogni principio superiore. Si volle ricondurre tutto alla misura dell’uomo, preso come fine a se stesso, finendo per scendere fino al livello più basso, ossia al cercare la soddisfazione dei bisogni inerenti il lato materiale della natura umana, ricerca peraltro illusoria, perché crea dei bisogni artificiali che non può soddisfare.
Mentre nel Medioevo la cultura classica era stata depurata e inglobata dal cristianesimo nella civiltà medievale, ora la si riscopre come modello di vita, cercando di rintracciarne anche i testi ritenuti perduti. Ad una attenta analisi si scopre che in realtà si ripresero dal mondo antico solo le forme più decadenti, nel tentativo di dar luce ad una nuova ‘paganità’ che in questo caso significò sviluppare la semplice affermazione dell’uomo e fomentare l’esaltazione dell’individuo in quanto tale, in pratica del mero ‘io’ mortale del corpo. Inoltre l’ideale neoclassico era per sua natura laico.
Al centro dell’Umanesimo sta dunque la dignità dell’uomo e la rivalutazione dell’attività umana disgiunta da qualsiasi prospettiva ultraterrena. E’, in sostanza, una visione dell’ universo e dell’uomo fondata su una profonda laicità, in cui le attività dell’uomo assumono un valore di per sé, prescindendo da qualsiasi considerazione metafisica e spirituale. Vediamo allora un tipo d’uomo che improvvisamente perde la testa per delle produzioni artistiche e delle speculazioni intellettuali che, al di fuori di un collegamento con i principi metafisici e spirituali, non sono che illusorie e contingenti, forse belle ma in fin dei conti praticamente inutili. A questo fenomeno si è dato il nome di Rinascimento, intendendo una rinascita dall’oscurantismo della religione.
Non esiste più, in pratica, una forza organizzatrice, focalizzante, della cultura e delle arti umane. L’arte, la filosofia, le scienze, staccandosi dai principi metafisici, si sviluppano ognuna nella propria direzione, ormai indifferenti ad ogni principio spirituale o fine ultraterreno. Questa è la libertà che si vuole esaltare di questa epoca, dove tutte le attività dell’uomo si incentrano sul solo mondo terreno e sull’uomo stesso.
Con l’Umanesimo e il Rinascimento, liberatasi dalla religiosità del Medioevo, si vagherà nelle tenebre ove tutto comincia e tutto finisce nell’uomo. Si esalteranno le sue conquiste, le sue vanità artistiche e i suoi geni. Si svilupperanno nuovi programmi e nuovi metodi d’insegnamento, una nuova pedagogia fondata sullo sviluppo di un atteggiamento critico, inevitabilmente rivolto verso le Verità Rivelate.
Tale rivoluzione decadente fu opera di un gruppo assai ristretto di individui e ciò fa pensare che dietro ci sia stato un qualche centro occulto, difficilmente identificabile, che ne ha diretto e coordinato le attività, probabilmente a loro insaputa. Il loro numero non superava le mille unità, ma la loro creatività ebbe un’importanza enorme sui destini di molti popoli. E’ davvero straordinaria, quasi inquietante, la rapidità con cui la civiltà medievale cadde nell’oblio, un mutamento così radicale che non può non far pensare all’intervento di una volontà direttrice di natura misteriosa. Vi sono inoltre delle circostanze stranissime, come la volgarizzazione di cose presentate come nuove ma conosciute in realtà già da tempo, tra cui l’ invenzione della stampa o la ‘scoperta’ dell’America, con la quale durante il Medioevo esistettero comunicazioni frequenti.
Dal punto di vista del pensiero politico con un Macchiavelli (1469-1527), la cui opera è alla base della riflessione politica moderna, la politica, da supremo servizio in nome di Dio e della religione, diviene semplicemente un’arte priva di scrupoli, dove fuori posto sono l’onore e la verità, e dove la stessa religione diviene uno strumento fra i tanti. Il nuovo ritratto del politico che emerge, ad esempio, dal suo Principe, è quello di un capo concepito come un individuo che domina non in base a superiori principi, ma in nome proprio, usando violenze e astuzie se necessario. Una politica sintetizzata nell’ormai celebre massima ’il fine giustifica i mezzi’. Infatti essendo gli uomini guidati, secondo il Macchiavelli, solo dal proprio interesse (concezione che esclude quindi dall’agire dell’ uomo ogni intervento divino o aspirazione spirituale), non si può che constatare l’ assenza della morale nelle leggi che governano le azioni politiche d esaltare la ’virtù’ come semplice capacità di far prosperare lo Stato!
In tutti i campi si assiste insomma ad una disconoscenza della natura spirituale dell’ uomo e del senso della sua esistenza, ad una accettazione del divenire, della mutevolezza, del contingente e della molteplicità. Per questa si è crollati, nel giro di qualche secolo, nell’anonimo, nel branco, nella quantità. Gli individui sono costretti in una unità meccanica, dove non si ha nessun rapporto organico e senza alcun principio superiore, sottomettendosi al quale si possa raggiungere una superiore elevazione. La vita viene regolata su condizioni materiali e su direttive sociali del sistema impersonale e sovente corrotto dei Poteri Pubblici, le cosiddette Istituzioni.
Una volta misconosciuta l’autorità spirituale di origine sovrumana, qualsivoglia forma di Stato, sia esso una monarchia o una repubblica, una dittatura o una democrazia, sarà sempre una forma di oppressione dell’uomo sull’uomo. Il Rinascimento segna così di fatto il compimento della rottura del mondo occidentale con le proprie dottrine tradizionali. Tra l’altro, già nel XV secolo le chiese cessarono, ad esempio, di essere orientate regolarmente verso Gerusalemme.
Poiché l’autorità spirituale è la sola che si riferisce a un campo sovraindividuale, quando questa autorità viene disconosciuta, è inevitabile che si affacci l’ individualismo, strettamente solidale al naturalismo, dato che sono la stessa tendenza applicata all’uomo e al mondo.
E’ una caduta nel divenire che provoca un’ esplosione di innumerevoli ‘conquiste’ e ‘creazioni’ di un uomo che crede ormai di poter fare a meno di Dio. Questo è il mondo moderno, umanizzato e privo di una dimensione trascendente, caratterizzato da un atomismo del singolo in tutti i campi, dove si disconosce ogni valore, ogni istituzione, ogni autorità che non sia quella dell’uomo-animale. Si comincia a parlare di ‘diritti dell’ uomo’, in opposizione alle Leggi sacre e rivelate da Dio.
Si assiste inoltre alla nascita di un pensiero meramente naturalistico-scientifico, ma ciò non può sorprendere, visto che quando ogni coscienza del mondo soprasensibile va perduta, non resta che approfondire e portare alle estreme conseguenze la sola visione materiale del mondo, dove la realtà diviene sinonimo di materialità.
Questa visione ha dato l’avvio all’ipersviluppo delle scienze della natura, della tecnica, delle invenzioni, che sebbene abbiano una oggettiva e indiscutibile utilità pratica, se non accompagnate adeguatamente da una vita religiosa, non possono non allontanare l’uomo comune dal cogliere il significato della vita. Si accusò la fede e la religione di reprimere l’uomo, e si cercò quindi si aprire un varco chiamando filosofia il divagare del pensare moderno, e lo si oppose alla religione.
Si diede inizio così ad un processo che dall’iniziale odio nei confronti della fede cattolica si mutò, in una degenerazione crescente, dapprima in odio verso la Bibbia, poi verso il cristianesimo in generale e infine verso tutte le religioni. Dal punto di vista religioso si assiste infatti, nel migliore dei casi, all’adesione da parte dell’ uomo rinascimentale ad una spoglia morale in vista solo delle sanzioni che potevano colpire l’anima nell’aldilà, nel peggiore all’emergere di una tendenza magico-naturalistica. Tale tendenza è riscontrabile, ad esempio, nei filosofi Giordano Bruno e Tommaso Campanella; quest’ ultimo in particolare nella sua Città del Sole individuò nella scienza e nel progresso tecnico la via per avvicinarsi alla città ideale.
L’esperienza spirituale divenne puro problema di fede, come se credere o non credere in Dio fosse una opzione come tante altre, un fatto di sentimento oppure di vane speculazioni teologiche. Di Dio, degli angeli, dei demoni, che riempivano l’esperienza quotidiana dell’ uomo pio e timorato dell’epoca ormai tramontata, in continuo contatto con il soprasensibile, da questo momento l’uomo occidentale cessò di avere una reale consapevolezza, ormai completamente ripiegato su stesso. L’esperienza religiosa si ridusse quindi a semplice sentimento e moralismo, dove l’intuizione intellettuale e l’esperienza gnostica divenne un semplice concetto come tanti altri, direzione, questa, che finì per sbocciare nel protestantesimo.
L’Europa, insomma, pur rimanendo di nome ancora cristiana, di fatto cominciava a non esserlo più. Vi era una mondanità crescente in tutti gli strati sociali, mentre la filosofia e le arti cominciano a battere strade che sembrano prescindere dalla fede e dalla spiritualità. Così inizia quel libero vagabondaggio dell’uomo che non riconosce più alcuna autorità superiore. L’uomo, credendo di consolidare la sua fede in se stesso, in realtà l’ha irrimediabilmente indebolita. L’umanesimo ha indebolito l’uomo, questa è la conclusione della storia moderna. L’uomo, attraverso la propria autoaffermazione, invece di trovarsi si è irrimediabilmente perduto.
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