In arabo la parola imam significa ‘Guida’, e considerato nella sua accezione generica, indica colui che è a capo della congregazione di una moschea e guida la preghiera. Per l'Islam sciita l’imam in senso proprio è la persona designata da Dio e presentata dal Profeta come guida dell’intera comunità islamica, interprete e custode della religione e della Legge. In seguito alla morte di un imam, il nuovo imam è nominato esplicitamente dal suo predecessore secondo il volere di Dio, e a cui viene trasmessa la conoscenza segreta e la chiave per l’interpretazione esoterica del Corano. L’imam è, in sostanza, il Rappresentante di Dio sulla terra e successore del Profeta e detentore allo stesso tempo dell'autorità spirituale e del potere temporale. Egli, oltre ad essere immune dall’errore e dal peccato, possiede virtù quali coraggio, purezza, generosità e senso della giustizia in misura superiore a chiunque altro.
Purtroppo, dopo la morte del Profeta molti musulmani scelsero di seguire altri che il successore legittimo designato da Dio attraverso il Profeta, privando anche i successivi imam del loro legittimo diritto alla successione e alla guida della comunità dei credenti. Nei governi illegittimi che seguirono ci furono numerose modificazioni e alterazioni nelle Leggi e nelle dottrine islamiche, le cui conseguenze nefaste purtroppo sono avvertite ancora oggi, anzi forse in misura ancora maggiore che in passato. Come scrive Tabatabai, “il Profeta (S), secondo ricorrenti notizie tramandate nelle raccolte di hadith sunniti e sciiti, aveva preannunciato nei dettagli che dopo la sua morte la comunità islamica sarebbe stata afflitta da discordie, conflitti e sedizioni e che varie forme di corruzione si sarebbero insinuate nel corpo dell’islam.”[1]
Gli imam, uomini tra i più sapienti e saggi di tutti i tempi, hanno emesso degli ordini che continuano a rimanere in vigore anche dopo la loro morte, e hanno goduto ad ogni modo tra i loro seguaci di un supporto e di una fedeltà che deriva dal riconoscimento della loro superiorità spirituale, della loro elevata stazione spirituale. Nel corso della storia la fedeltà all’imamato e alla Famiglia del Profeta costò ai credenti grandi sacrifici.
Gli imam rappresentarono sempre un pericolo per le ambizioni mondane dei califfi, e per tale ragione cercarono con tutti i mezzi di screditare il loro ruolo, non risparmiandosi di compiere i crimini più efferati. Allo stesso modo, oggi il dodicesimo imam al-Mahdi costituisce la più grande minaccia per gli oppressori e gli ingiusti del mondo, così come la più grande speranza per tutti coloro che credono nella pace, nella giustizia e nella fratellanza universale.
Ma per dissolvere ogni dubbio, smarrimento o esitazione, basta ricordarsi che all’autorità dell’imam sono sottomesse tutte le creature dell’universo, poiché ancor prima della creazione del mondo il Profeta e gli Imam erano delle Luci che Dio l’ Altissimo collocò intorno al suo Trono, dando loro una condizione che solo Egli conosce.
[1] A. Tabatabai, La Shi’ah nell’Islam, p.103.
[2] Ibni Abbàs dice: “Riguardo al versetto ‘Per il Cielo che possiede le Torri” [Corano LXXXIV: 1], il Profeta disse: ‘Il Cielo sono io e le Torri gli imam della mia ahlulbait, della mia famiglia: il primo di questi imam è Alì e l’ultimo è il Mahdi; essi sono dodici.” [Yunabi’u-l-mawaddah 3: 254, 59] in La Retta Via, p.8.
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