Dopo lo scisma d'Oriente, un secondo grave sintomo del cedimento dell’ecumene cristiana medievale fu il sorgere dei Comuni, che approfittarono di periodi di incertezza per allargare i propri domini. I Comuni, così come le Signorie e le repubbliche, erano infatti enti che pretendevano di costituirsi in proprio, organizzazioni sociali di origine borghese, ossia fondate su criteri meramente mercantilistici, in special modo sul traffico dell’oro, e tendente a comprimere su un piano puramente umano, economico-sociale, ogni attività dell’uomo. Fu, quindi, quella dei Comuni, una rivolta tutt’altro che giustificabile dal punto di vista spirituale, ed infatti gli imperatori lottarono contro quella che definirono la ‘razza dei mercanti’ e dei borghesi perché questi erano considerati innanzitutto dei ribelli contro Dio.
L’ultimo periodo di splendore per la civiltà cristiana medievale può essere considerato il regno di Federico II, che alcuni considerano uno dei più ferventi promotori della cultura arabo-islamica in Europa. Egli fu un imperatore ‘sui generis’, riluttante a mantenere le promesse di intraprendere una crociata fatte alla Chiesa non per ambizioni mondane, ma perché resosi conto che quest’ultima era ormai sempre più distante dal suo compito di autentica autorità spirituale. Egli dimostrò una vera tolleranza e una larghezza di vedute davvero straordinarie, e cercò in tutti i modi di creare un ponte, un dialogo, tra la cristianità e l’Islam, che peraltro influì profondamente sul suo orientamento spirituale e sulla sua formazione culturale. La sua corte palermitana era piena di intellettuali e scienziati musulmani ed ebrei, ed egli fu anche in corrispondenza con il sapiente andaluso Abd al Haqq ibn Sab’in, a cui proponeva le sue Quaestiones Sicilianae, ossia richieste di delucidazioni sui più disparati argomenti teologici, filosofici e scientifici. Egli si attirò poi le simpatie dei musulmani di Gerusalemme, dove si era recato per tenere fede alla promessa di crociata fatta al papa, ma che non condusse mai, anzi limitandosi a stringere accordi con le autorità islamiche.
Nella terra siciliana, tanto amata da Federico, i musulmani, i cristiani ed ebrei, raggiunsero uno stato di convivenza e reciprocità paragonabile solo a quello presente nei paesi islamici. Con la morte di Federico II, possiamo dire che si chiuse il ciclo della civiltà cristiana occidentale e anche il suo dialogo con l’Islam. Bisogna subito aggiungere però che alla sua corte si insinuarono anche un certo umanismo, un razionalismo e un liberalismo sospetto. A ciò si unì una tendenza sempre più centralizzatrice di alcune istituzioni imperiali, ed una emancipazione definitiva dalla decadente autorità spirituale, che porterà alla nascita delle monarchie assolute, dispotiche, laiche e nazionali.
Al principio del XIV secolo assistiamo infatti al costituirsi delle ‘nazionalità’ materializzate e centralistiche, vero punto di partenza della caduta del mondo occidentale. La causa principale della decadenza di quello che fu denominato Sacro Romano Impero fu, in sostanza, la graduale secolarizzazione e materializzazione dell’idea politica.
Nel Medioevo vi fu in tutto l’Occidente una reale unità, la ‘cristianità’, fondata su basi tradizionali, ma quando si formarono delle unità secondarie di natura esclusivamente politica quali le nazioni, tale unità fu spezzata per sempre, ed ebbe fine l’effettiva esistenza della cristianità stessa. Le nazioni sono infatti false unità nate per la sete di dominio del potere temporale, e per forza di cose dovevano opporsi le une alle altre. Non solo, vi furono tentativi di asservire lo spirituale al temporale, capovolgendo così il rapporto gerarchico tra i due poteri, asservimento che trova espressione nell’idea di una Chiesa nazionale subordinata allo Stato.
L’epoca moderna, coincidente con la frattura nei confronti della tradizione cristiana medievale, nasce dunque con la sostituzione dell’ordinamento feudale con quello nazionale, quando nel XIV secolo, mediante la suddetta azione di centralizzazione, cominciarono a costituirsi appunto le nazionalità.
Con l’affermazione dell’idea sovvertitrice di Stato nazionale i nobili finiranno per diventare dei semplici funzionari di corte, oppure cadranno in miseria o finiranno per cercare fortuna nel Nuovo Mondo, mentre la stessa cavalleria si trasforma in una istituzione la cui unica occupazione diviene il sostegno alle ambizioni personali terrene dei principi e degli Stati nazionali, perdendo i principi puramente etici e spirituali che ne avevano guidato la nascita e lo sviluppo.
Si assiste così sempre più alla ‘centralizzazione’ e all’assorbimento dei poteri appartenenti alla nobiltà da parte della regalità, entrando di conseguenza in rotta con quest’ultima e dedicandosi alla distruzione dei residui feudali. Tale crescente tendenza centralizzatrice deriva dal venir meno della tradizionale fides che univa i vari signori alla figura dell’imperatore, tendenza che non può non portare ad una unità violenta e burocratica, anziché superpolitica e spirituale, quando poi non prendono il sopravvento i processi di pura dissociazione.
Fu il monarca francese Filippo il Bello ad inaugurare ufficialmente la deviazione moderna, dopo il quale il poter temporale fu quasi sempre impegnato a rendersi indipendente dall’autorità spirituale. I cosiddetti ‘legisti’ francese possono essere considerati i precursori dell’attuale laicismo.
Sin dalla fine del Duecento i re di Francia lavorarono a un progetto di monarchia assolutistica e centralizzata e, grazie a una costante collaborazione con la ‘borghesia’, sarebbe riuscita a debellare il potere politico della nobiltà feudale. L’assolutismo, che possiamo considerare come una trasposizione materialistica di un principio più alto, preparò inconsapevolmente la strada alla demagogia e alle rivoluzioni nazionali antimonarchiche, e tale processo avvenne più rapidamente proprio in Francia, dove i re, nella lotta contro ciò che rimaneva dell’ antica aristocrazia feudale, favorirono le rivendicazioni della borghesia e l’emergere delle forze oscure che di quest’ ultima si servirono.
Nel Cinquecento si assiste alla crescita degli Stati assolutistici, che finiranno per trionfare nei grandi sistemi statuali settecenteschi e, successivamente, nel giacobinismo e nell’avventura napoleonica, che incarna l’ accentramento statale e l’astrattizzazione dei poteri tipico dell’Ancien Règime. Emblema di tale clima illuminista fu il cosiddetto ‘dispotismo illuminato’. Tale atteggiamento fu caratteristico soprattutto di Luigi XI e Luigi XIV, che daranno corda a quelli che, con la Rivoluzione, scalzeranno la monarchia e si impadroniranno del potere. La formazione della ‘nazione francese’ fu dunque opera di re che, senza saperlo, si scavarono la fossa da soli. Non fu un caso, dunque, che la Rivoluzione scoppiò proprio in Francia.La Rivoluzione francese sarà infatti ‘nazionalistica’ e ‘centralizzata’, e il ‘principio di nazionalità’, sarà utilizzato soprattutto contro il papato e contro l’Austria, gli ultimi resti dell’eredità del Sacro Romano Impero.
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