domenica 21 luglio 2013

Il Profeta Muhammad

Il Corano afferma che l’Islam è l’ultima e la più perfetta delle religioni rivelate, e il Profeta Muhammad (S) è il Sigillo dei Profeti, l’ultimo restauratore del Monoteismo.
In molti testi sacri di altre religioni vi sono dei riferimenti alla venuta del Profeta Muhammad (SA), a testimonianza del fatto che l’Islam è la forma finale ed inalterabile del messaggio divino, tale da completare tutti i Libri sacri precedenti, ed a dimostrazione che tutte le religioni rivelate, nella loro forma originale ed immune da alterazioni, altro non sono che la fede monoteistica primordiale, ossia l’Islam, religione di tutti i Profeti di Dio.
In Deuteronomio (18:15-18) si legge di un Profeta che sarà simile a Mosè (A) che sorgerà tra i fratelli degli Israeliti, ossia fra gli Arabi, che sono i discendenti di Ismaele, fratello di Isacco, progenitore degli Ebrei: “15: Il Signore tuo Dio susciterà pe te, fra i tuoi fratelli, in mezzo a te, un profeta come me: lui ascolterete. 16: Come tu hai chiesto al Signore tuo Dio all’Oreb, nel giorno dell’assemblea, dicendo: ‘Non voglio più ascoltare la voce del Signore mio Dio, e non voglio più vedere questo grande fuoco, per non morire.’ 17: Il Signore mi disse:’Hanno parlato bene. 18: Susciterò per loro, in mezzo ai loro fratelli, un profeta come te, porrò le mie parole sulla sua bocca, ed egli dirà loro tutto ciò che gli ordinerò. 19: Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dice in mio nome, io stesso gliene chiederò conto’.”
Il Sacro Corano è stato rivelato parola per parola, il che porta ad affermare che l’espressione “porrò la mie parole nella sua bocca” non può che applicarsi al Profeta Muhammad (S). In Isaia (21:7) leggiamo: “Vidi due cavalieri, l’uno dei quali cavalcava un asino; l’altro cavalcava un cammello e procedeva diligentemente ed in gran fretta.” I due cavalieri raffigurati nella visione di Isaia come restauratori della religione sono Gesù (A), che entrò a Gerusalemme in sella ad un asino, e l’altro Muhammad (S), che soleva cavalcare il cammello. Nel Cantico dei Cantici (5: 16) si legge: “La sua bocca è dolce, sì, egli è Muhammad, il prediletto. Questi è il Mio amato ed il Mio intimo”. Le traduzioni rendono impropriamente il termine Muhammadin non come nome proprio, ma come aggettivo nel senso di ‘prediletto’, che nondimeno è uno degli attributi del Profeta.
Nel Vangelo di Giovanni (XVI, 7-14) è scritto:
“Ora vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. […] Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.”
Ora, il Parakletos (Consolatore) era scritto in origine Paraklitos (Il Degno di essere lodato), che in arabo si traduce proprio con Ahmad (di cui Muhammad è un superlativo), che non parlava da se stesso ma recitava il Sacro Corano così come lo riceveva dall’Arcangelo Gabriele, e glorificò Gesù (A). Una sura del Sacro Corano è inoltre intitolata alla Vergine Maria.
Ma non solo, nello Zend Avesta (13, XXVIII, 129) si parla di un “iconoclasta” a venire il cui nome sarà “il Degno di essere lodato” e il “Misericordioso per tutti”, come appunto significa il nome Muhammad. Sia nei Purana che nei Veda indù fu predetta la venuta di un uomo saggio “nato nel deserto” e chiamato il “Degno di lode”, un “saggio con cammelli” che “avrà due vittorie con trecento e duemila fedeli”, e il Profeta Muhammad (S) vinse a Badr proprio con trecento seguaci e alla Mecca con circa duemila. Nel Kaluki Purana, a proposito dell’ultimo Profeta, è scritto che “suo padre si chiamerà lo schiavo di Dio e sua madre la degna di fiducia”, e traducendo in arabo questi termini si avrà proprio i nomi dei genitori del Profeta (S): Abdullah e Amina. Vi è scritto inoltre che “nato nel paese delle sabbie, dovrà rifugiarsi a nord della sua città natale”, ed infatti il Profeta si recò a Medina dando inizio all’era islamica e alla restaurazione della Tradizione Monoteistica Primordiale.
Ancora, nel testo sacro indù Bhavishya Purana (Parv 3, Khand 3, Adhya 3, Shloka 5-8) leggiamo: “Un maestro spirituale straniero (mlecca) apparirà insieme ai suoi compagni. Il suo nome sarà Muhammad. Il Raja (sovrano dell’India) dopo aver lustrato questo grande maestro arabo con le acque dei cinque fiumi e con quelle del Gange gli offre il suo sincero rispetto e con fare reverenziale gli dice: ‘O orgoglio dell’umanità, abitatore dell’Arabia. Hai radunato grandi forze al fine di uccidere i demoni e sei stato protetto contro i tuoi nemici fra i tuoi compatrioti. O immagine di Dio purissimo, del Signore eccelso, sono tuo schiavo, accettami come chi giace ai tuoi piedi.”
Nel Dasatir (cap. 14), insieme allo Zend Avesta libro sacro dei zoroastriani, è scritto che “allorquando i Persiani saranno decaduti quanto a moralità sorgerà in Arabia un uomo i cui seguaci rovesceranno il trono di Persia, la sua religione ed ogni cosa. I potenti di Persia verranno deposti. La casa edificata, al cui interno erano posti molti idoli, verrà purificata dagli idoli, e gli uomini pregheranno volgendosi ad essa. I suoi seguaci cattureranno Parsis, Tus, Balkh e le città circostanti. Gli uomini saranno discordi, ed i Magi di Persia ed altri si uniranno ai suoi seguaci.”
Il Profeta (S), che rende dunque testimonianza alla veridicità di tutti i Profeti apparsi nelle differenti comunità di uomini in seno alla più nobile delle famiglie arabe (Bani Hashim). I suoi genitori morirono quando egli era ancora fanciullo, e così a prendersi cura di lui fu lo zio paterno Abu Talib. Nonostante egli non avesse studiato, divenne subito conosciuto per la sua saggezza, la sua educazione e la sua lealtà. Proprio queste eccelse virtù colpirono una donna della sua stessa tribù, Khadija che decise di affidargli la cura dei propri beni e dei propri commerci. Dopo poco tempo ella gli propose il matrimonio, che il Profeta (s) accettò, continuando ad occuparsi dei commerci. Durante un viaggio in Siria insieme ad un servo di Khadijah fu un monaco cristiano a riconoscere il rango del Profeta. Egli disse al servo: “E’ proprio lui! Egli è l’ultimo dei profeti di Dio. Potessi vedere il giorno in cui riceverà da Dio l’incarico di invitare la gente alla Sua religione!”[1] Muhammad (S) non adorò mai gli idoli, e all’età di quarant’anni, mentre era in ritiro spirituale nella grotta di Hara, fu chiamato da Dio Altissimo alla missione profetica.
Ad Alì ibn Abu Talib (A), suo cugino, che fu il primo ad abbracciare l’Islam, nei pressi dello stagno di Khum fu affidata da parte del Profeta (S) la guida dell’intera comunità islamica, dando così inizio al ciclo dell’Imamato che doveva succedere a quello della Profezia. Dopo la morte dello zio Abu Talib, che gli aveva assicurato fino ad allora la sua protezione, e della sua unica e fedele moglie, gli idolatri vollero approfittarne per ucciderlo, ma Dio lo informò del complotto ordinandogli di partire per Yathrib (fu appunto l’Egira, l’inizio dell’era islamica), dove gli abitanti, che avevano già accettato l’Islam, lo accolsero a braccia aperte. Da allora questa città venne chiamata Città del Profeta (Madinat ar-Rasul), ossia Medina. Il Profeta scrisse inoltre delle lettere ai monarchi di Bisanzio, di Persia, d’Egitto e d’Abissinia invitandogli ad abbracciare la religione universale dell’Islam. Che l’Islam avesse una vocazione universale lo dimostra il fatto che la composizione etnica del gruppo di seguaci del Profeta presenta, oltre agli arabi, un africano, ossia l’etiope Bilal, il persiano Salman Farsi e il romano di Bisanzio Suhayb, detto ar-Rumi.
E’ tramandato che il Profeta disse: “Ho lasciato tra voi ciò cui attenervi per non traviarvi dopo di me, due preziose cose, di cui l’una è maggiore dell’altra: il Libro di Dio, corda distesa dal cielo alla terra, e i Miei Parenti, la Gente della Mia Casa. Sappiate che queste due cose non si separeranno mai tra loro finchè non mi raggiungeranno allo Stagno [di Kawthar]”.[2]
I più importanti membri dell’Ahlulbait sono i Cinque del Mantello[3], ossia il Profeta Muhammad, sua figlia Fatima, Alì, i due figli di questi ultimi, Hasan e Hussein, a cui vanno aggiunti i nove Imam discendenti da Hussein.[4] Il Profeta, sua figlia Fatima e i dodici Imam sono i Quattordici Infallibili e Purissimi.[5]
Dopo circa dieci anni trascorsi a Medina, il Profeta (S) morì e secondo un hadith tramandato, le sue ultime parole furono esortazioni a trattare in maniera gentile gli schiavi e le donne.[6] Da Alì (A), il primo Imam, e Fatima (A), figlia del Profeta, discendono dunque gli altri Imam guide dell’ umanità. Era infatti necessario che il sommo Profeta, dopo la sua morte, venisse sostituito da Dio con un uomo che, pur non ricevendo l’ispirazione divina e non possedendo una missione profetica, possedesse comunque lo stesso grado di perfezione affinché potesse custodire il sapere e i precetti della religione e guidare gli uomini sulla Retta Via. Era altresì logicamente necessario cioè che esistesse sempre un Imam presso il quale fossero custodite le Leggi e le conoscenze della religione, poiché gli uomini non sono immuni dal peccato e dall’errore.

[1] A. Tabatabai, Compendio della dottrina islamica, pp.74-75.
[2] Al-musnad dell’imam Ahmad Ben Hanbal: vol.3, p.59, cit. in La Retta Via, p.4. Inoltre: “La mia ahlulbait [lett. ‘Gente della Casa’] , tra il mio popolo, è come l’Arca di Noè [tra le onde del mare in tempesta]: chiunque salì [su quest’arca] si salvò, chi [invece] l’abbandonò perì…”. (La Retta Via, p.4). Dio stesso nel Corano rivelò: “[O Profeta] dì [alla gente]: ‘Non vi chiedo alcuna ricompensa per essa [l’esecuzione della missione profetica] se non l’amore per i miei parenti.” (Corano, XLII: 23).
[3] In una tradizione è riportato che “Discese la rivelazione divina sul Profeta, il quale coprì Alì, Fatima e i suoi due figli [Hasan e Husain], col proprio mantello e disse: ‘O Dio, queste persone costituiscono la mia ahlulbait.” (Cfr. La Retta Via, p.7).
[4] A proposito della Ahlulbait il Profeta disse che “Essi sono la mia famiglia, sono parte del mio corpo, del mio sangue.” (Kifayatu-l’athar: 91. Tafsiru-l-burhan 1:9, in La Retta Via, p.8).
[5] Cfr. Corano 23:33; Sahih di Muslim (4: 1883, 2424), Al-mustadrak Ala-s-sahihain (3: 159, 4707), Tafsir di Tabari (12: cap.22, 6), As-sunanu-l-kubrà (2: 212, 2858).
[6] Cfr. A. Tabatabi, La Shi’ah nell’Islam, p.86.

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